Attrezzatura da pesca fantasma. Recuperate numerose nasse e un vecchio motore fuoribordo

Si è concluso questa mattina il progetto “Ghost gear”, realizzato dall’Area Marina Protetta Penisola del Sinis Isola di Mal di Ventre in collaborazione con il WWF per ridurre l’impatto della pesca fantasma , con il recupero degli attrezzi abbandonati o perduti sui fondali.

Le operazioni hanno portato alla luce un vecchio motore fuoribordo, presente in mare da anni, evidentemente smarrito da qualcuno e una vecchia nassa, anch’essa persa da parecchio tempo. Entrambi si trovavano poggiati sulla Posidonia oceanica, perciò l'individuazione degli stessi attraverso lo speciale sonar utilizzato è da considerarsi un eccellente risultato.

Il progetto ha portato a galla anche diciassette nasse praticamente nuove, posizionate intenzionalmente in mare per l’attività di pesca illegale, che sono state portate via insieme agli altri materiali a bordo del peschereccio degli operatori della pesca locale e sequestrate dalla Capitaneria di Porto.

Ghost gear si è potuto svolgere grazie al fondamentale supporto di tutte le forze in campo per la salvaguardia dell’ecosistema marino. Oltre a AMP e WWF erano presenti i sommozzatori della Capitaneria di Porto di Oristano, i pescatori locali, gli operatori del Korakodes Diving, che durante i sette giorni di attività hanno lavorato fianco a fianco per individuare le zone nelle quali con maggior probabilità potevano essere andati dispersi materiali fantasma, come reti e nasse da pesca, attrezzi che continuano a lavorare nel tempo, fungendo da trappole per la fauna marina.

Il team del WWF Germania, da tempo impegnato a ripulire il Mar Baltico dagli attrezzi fantasma attraverso tecnologie innovative, ha poi testato per la prima volta nel Mediterraneo la strumentazione sonar per identificare gli attrezzi con maggior rapidità.

Era presente per il monitoraggio delle operazioni anche la motonave Yoda della Castalia, concessa dal Ministero della Transizione Ecologica nell’ambito delle operazioni  anti-inquinamento.

L’operazione di recupero è stata svolta all'interno del Golfo di Oristano, poco fuori dall’AMP ma all'interno dell'area ZSC Isola di Mal di Ventre e Catalano protetta dalla Direttiva Habitat.

Soddisfatti per il risultato i promotori del progetto e gli amministratori locali.

“Questa settimana di lavoro per testare nel Mediterraneo la strumentazione sonar del WWF è stata proficua, ci ha permesso di svolgere un celere lavoro di ricognizione del fondale marino e di individuare attrezzi da pesca e rifiuti abbandonati in mare e destinati a creare danni in maniera continuativa e a lungo termine. Le plastiche con le quali sono realizzate reti e nasse infatti non si deteriorano con facilità ma resistono intatte per decenni” ha spiegato il direttore dell’Area Marina Protetta Massimo Marras.

“La stretta connessione tra gli operatori del comparto pesca e l’Area Marina locale è un esempio encomiabile delle politiche di cogestione che intendiamo promuovere con sempre maggiore intensità per la tutela dell’habitat marino. L’obiettivo prefissato è quello di mettere a frutto attività collaterali che possano avere effetti positivi non solo sul quotidiano ma anche sul futuro della riserva marina” ha affermato la Vicesindaca Alessandra Pinna, Assessora delegata alla Pesca.